Scrivere è un esercizio, bisogna farlo ogni giorno.
Sto scrivendo sul quaderno iper-lusso che mi ha regalato Greta, sua santissima grazia!
La penna scorre dolce e languida sulla carta. È un piacere enorme, eppure mi terrorizza l’idea di non poter cancellare, come quando scrivo al computer, persino sul telefono.
Scrivere su carta con l’inchiostro significa prendersi immediatamente le proprie responsabilità su ciò che si scrive, senza editing: solo l’incontrovertibile realtà materica di cellulose e inchiostri, seppure fossero idiozie cariche di errori ortografici.
Non si può scomparire da un foglio scritto di proprio pugno, non ci si può prendere le distanze. Anche senza una firma, la calligrafia comunque non mentirebbe.
Per scrivere su carta servono due enormi palle e io non sono certo di averle. È sempre stato dibattuto, in famiglia e tra gli amici.
Tipo, quest’ultima frase l’avrei editata e poi eliminata.
Scegliamo un’intuizione imperfetta o infinite correzioni artificiali?

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