Le mie ultimissime volontà

Molti dicono: “Io, senza lavorare, dopo un po’ impazzirei.”
Io no.
Io smetterei di lavorare da un giorno all’altro, nessuno saprebbe nemmeno che fine ho fatto. Non un biglietto, non una nota, solo le imposte chiuse di una casa vuota.
Sarei su un atollo a bere cocktail ghiacciati mentre dei pesciolini si mangiano le cuticole delle mie unghie dei piedi. O forse andrei in una baita in montagna dove leggere un’infinità di libri mentre qualcuno mi massaggia i malleoli tra una sauna e un bagno caldo sotto la neve che cade a fiocchi.
Vorrei essere viziato e coccolato, permettere al mio cervello di spegnersi lentamente fino a dimenticare l’orologio, poi il calendario. Guarderei scorrere la vita fuori dalle mie finestre senza prenderne parte attiva, spogliandomi di ansie e preoccupazioni per il futuro. Esisterebbe soltanto un piccolo trenino con due vagoni: desiderio e soddisfazione. Nessuna stazione in mezzo.
E morirei, un giorno.
Annoiato da un’esistenza priva di sforzo. Dall’autocompiacimento. Dalla certezza che nessun errore avrebbe più avuto conseguenze. Dalla mia morte, dovrebbe invece succedere di tutto.
Tragedie familiari, cause civili, ricorsi, interventi di diverse forze dell’ordine, tutti impegnati a capire chi questa enorme eredità debba effettivamente andare a benedire. Non avrei avuto figli, ovviamente, e con i miei genitori morti e nessun altro parente prossimo, forse l’asse ereditario scalerebbe fino a qualche lontano cugino campano, o magari a quegli idioti dei pronipoti dei cugini del Belgio. Lascerei quattro testamenti incompatibili, tutti autenticati lo stesso giorno, alla stessa ora, da quattro notai diversi.
Non è la mia vita che deve far tumulto, ma la mia morte.
Non perché avrò fatto qualcosa di memorabile, ma solo perché avrò avuto la pessima educazione di morire troppo ricco. Che ci siano avvocati che pronuncino il mio nome quando di me nessuno ricorderà più il volto.
Quando, decine di anni dopo, forse un secolo, qualcuno l’avrà avuta vinta e finalmente farà radere al suolo la mia villa nelle campagne toscane, sotto un cipresso troveranno un baule.
Dentro il baule, una busta.

“Da aprire solo dopo aver eseguito tutte le disposizioni del testamento.”

Dentro la busta ci sarà un altro testamento.
Datato tre giorni dopo.
Firmato da un quinto notaio.

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